La Peste Rossa ad Amalfi

 

 

(Preso liberamente spunto da "La Peste Rossa" – Blog di Beppe Grillo 06/05/2014)

 

Nel 1300 in Europa arrivò la peste nera. Fu portata da delle navi genovesi dalla Crimea alla Sicilia e da lì dilagò in tutta Europa. Morì tra un terzo e la metà della popolazione europea e l'economia fu completamente distrutta. Vasti territori coltivati furono abbandonati, i raccolti rovinati e alcune grandi città spopolate. Topi e pulci furono i portatori dell'epidemia. I rimedi messi in campo furono furono dei palliativi: preghiera, penitenza, quarantena dei malati, sfollamento delle persone sane e ricerca di capri espiatori.

Quando è arrivata la nuova peste ad Amalfi?

E' epidemica come quella medioevale, spietata nel distruggere le economie locali più deboli, indifferente alla voce del dissenso e allo stato sociale. E' giunta tra noi, silenziosa, la fine dello scorso millennio ed è giunta sino ai giorni nostri. La sua esplosione è avvenuta con la fine della prima repubblica degli enti locali e cioè con l'avvento della legge "Bassanini" che ha decretato l'elezione diretta dei sindaci (prima di allora erano eletti in seno al consiglio comunale) e l'avvento del Gianninismo e della politica dello "statt zitt mo vec'io". Da quel momento il morbo non ha più avuto freni.

Ad Amalfi il ceppo iniziale della Peste rossa ha avuto una sua mutazione quando Johnny Room arcivescovo del morbo, per perpetuare la malattia si è liberato di De Luca, capro espiatorio di tante situazioni. Da allora si è diffusa una peste più subdola, insidiosa, che si è qualificata come cura invece che malattia grazie allo spaccio di un farmaco miracoloso venduto da imbonitori del "clientela, clientela clientela", ricatto che verrebbe eliminato con regole chiare ed eque per tutti, e con un po' di politicamente corretto.

I suoi effetti sono stati il sonno della ragione, la morte del dialogo, il caos come idea di futuro e il massacro dell'ambiente.

Dove è passata la Peste rossa, tutto si è fermato e non è cresciuto pià un filo d'erba. Lupi travestiti da agnelli post comunisti e post democristiani hanno colonizzato tutto, dall'UTC agli staff del sindaco, fino ad arrivare alle società pubbliche in house. La Peste rossa ha ormai i suoi luoghi dove si possono ammirare le nuove Hiroshima nostrane. Dalla "Tavolinopoli" di #PiazzaduomoPiazzadeidogi, all'inquinatissima Piazza Flavio Gioia al tossicissimo corso principale, dai luoghi della sosta non autorizzata a quelli della sosta abusiva, dalla deserta e morta Valle dei Mulini al disagio economico e sociale dei Villaggi. Un elenco interminabile dove il minimo comune denominatore è il caos spacciato per progresso.

Gli untori sono immancabilmente il PD e le galassie sub piddine. Gli untori della Peste rossa sono permalosi, chi li accusa è sempre in odore di fascismo, barbonismo, antistoricismo, eresia e non si accorgono che così si qualificano per quello che invece sono loro e cioè dei mediocri politici e dei pessimi amministratori.

Durante la prossima campagna elettorale, coerentemente con quello che è stato il mio percorso politico e personale mi recherò in raccoglimento in questi luoghi martoriati così come ho sempre fatto e porterò di persona il mio vaccino.

Per ora mi raccomando amalfitani, tenete sempre accesa la luce sulla memoria, grattate un po' sui vari personaggi giusto per vedere se sotto qualche nuovo sorriso non si nasconda qualche vecchia faccia di bronzo (si dice così??? Nooo!!!!), attenti agli untori ed in alto i cuori!

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