Biografia

Non ricordo quando sono nato ma ricordo benissimo che non esistevano i tablet e i cellulari, per comunicare si usavano i banditori, servi del signore di turno che salivano sui “pulpiti” e leggevano gli editti che il popolo doveva osservare.

La gente comune si guadagnava un piatto di zuppa ed un tozzo di pane raffermo arando i campi, fabbricando accessori per i ricchi signori, forgiando armi per i soldati. Se eri fortunato finivi a servire nel palazzo dove venivi trattato comunque da schiavo ma dove per lo meno mangiavi una volta al giorno. 

Ovviamente tutto apparteneva ai ricchi signori, la gente non era padrona di nulla, neanche del proprio destino. Una volta il giullare di corte scrisse una canzone che al ricco signore non piacque e si guadagnò trenta frustate più la gogna pubblica.

Il tutto, sempre sperando che un signore più ricco del nostro non si svegliasse con la mira di attaccarci e sottometterci. Per noi non sarebbe cambiato molto, per carità. Solo che durante la conquista magari ci rimettivi la pellaccia.

Un giorno mi stancai, salii su un pulpito che veniva usato dai banditori e declamai a pieni polmoni, davanti a tutti, la mia autoproclamazione di libertà.

Non ho ben chiaro cosa capitò dopo perché successe tutto molto rapidamente, so solo che dopo neanche mezz’ora avevo la gola tagliata e giacevo sotto un metro e mezzo di terra.

Quando salii al cielo mi. Fecero fare un po’ di anticamera. Dei bei fanciulli con la faccia angelica mi dissero che il signore mi avrebbe da lì a poco ricevuto. Quando sentii così, mi balenò l’idea che fossi ancora vivo, che fossi sopravvissuto e mi dissi, se il ricco signore mi vuole ricevere, certamente vorrà mandarmi al creatore di persona. Il fanciullo dal volto angelico mi rispose come se avesse letto i miei pensieri, e mi disse che non si trattava di un signore ma del Signore. In quell’istante capii di essere morto e sorrisi come non avevo fatto mai.

Pensai a come sarei stato felice, ai pasti abbondanti, al lavoro giustamente pagato ed a tanti altri benefici che certamente avevo guadagnato dopo una vita di simili stenti. Sorrisi e pensai, andando incontro al Signore mentre le sue porte si aprivano, che in fondo in fondo perdonavo chi mi aveva fatto uccidere, se quella doveva essere la ricompensa.

Abbracciai il creatore sorridente e dissi: “Signore, sono felice perché ho perdonato i miei aguzzini”. Il Signore mi guardo scuotendo il capo e mi rispose dicendo: “Figlio, sorridi ora perché tra poco ti manderò nell’Italia del ventunesimo secolo dove tutto ti sembrerà familiare”.

Nemmeno finì di parlare che mi ritrovai nei panni di un italiano medio.

Al di la del progresso tecnologico mi sentii molto meno smarrito di quello che potreste credere. L’ambiente mi era davvero molto familiare. Al posto dei banditori, a servire i padroni c’erano i moderni mezzi d’informazione: giornali, tv e similari. La gente non arava più la terra ma per guadagnarsi un po’ di grazia di Dio sgobbavano molto di più, facendo più lavori al giorno ma le paghe erano comunque miserevoli. I mendicanti, così come nell’antichità, abbondavano sulle strade, ma notai subito che la produzione di armi era rimasta una buona tradizione dei ricchi padroni, solo che invece di forgiare lame e costruire frecce, si assemblavano armi da fuoco, bombe e ordini micidiali chiamati “atomici”, chissà cosa voleva mai dire.

Mi sentii molto a casa quando dopo aver attraversato uno stuolo di gente che parlava un idioma a me ignoro chiamato “Inglese” che, stando a quanto ero riuscito a capire, veniva utilizzato anche a sproposito quando non ce n’era affatto bisogno, vidi come veniva messo alla berlina un gruppo di cittadini che reclamava una cosa che si chiamava “Giustizia Sociale”, non ho la certezza di cosa stessero parlando ma mi ricordò sia la gogna, sia le frustate al giullare.

Camminai verso la zona dei grandi palazzi governativi, mi ricordarono quelli che ai miei tempi ritenevo fossero dei fortunati perché avevano avuto la possibilità di lavorare con più sicurezze rispetto a noialtri sudditi schiavizzati ma mi accorsi che nonostante tanti anni, molti di loro ancora mangiavano una sola volta al giorno e mi turbai molto. Veramente non era cambiato nulla!

Quando infine avvertii un forte dolore al capo e mi accorsi che mi avevano colpito per derubarmi, chiesi al ladro il perché. Mi rispose che in un posto dove tutti rubavano, compresi i potenti, imitarli non era una cosa di cui vergognarsi e che se proprio avevo voglia di incazzarmi, la colpa era dell’Euro.

Mi ripromisi in quel momento che se lo avessi beccato a tiro, gliene avrei dette quattro a questo Sig. Euro e decisi nel contempo che no, quella non era decisamente casa mia e che ero stato molto meglio quando ero stato peggio.